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Artico e Buco dell’Ozono

Un enorme buco dell’ozono si è aperto negli scorsi mesi sopra il Mar Glaciale Artico, ma ciò non è assolutamente legato a questioni di inquinamento bensì a fatti del tutto naturali ossia un Vortice Polare molto freddo ed esteso.

Proviamo dunque a fare il punto su quanto sta accadendo e, dato che si tratta di una situazione che preoccupa non poco gli scienziati, anche di capire quali sono i rischi.

Solitamente nell’atmosfera l’ozono è presente in piccole quantità concentrate in una fascia, detta ozonosfera, situata fra i 10km e i 35 km di quota e in prossimità del suolo. La sua funzione è quella di fornire un potente scudo protettivo nei confronti dei raggi ultravioletti provenienti dal sole.
Quando lo strato di ozono si interrompe o si assottiglia, la radiazione ultravioletta può raggiungere in maniera più diretta la superficie terrestre, provocando danni sia alla flora con inibizione della fotosintesi clorofilliana, sia alla fauna, ma anche alla nostra salute con effetti lesivi per la pelle nonché un indebolimento del sistema immunitario, cosa che in tempi di Coronavirus proprio non ci vuole.

Negli ultimi mesi un team di scienziati del centro aerospaziale tedesco DLR ha scoperto una considerevole diminuzione di ozono sopra il Polo Nord grazie all’utilizzo dei dati dello strumento Tropomi sul satellite Copernicus Sentinel-5P. E’ già capitato in passato di registrare dei mini buchi dell’ozono in queste regioni, ma mai di queste dimensioni. Una delle cause è legata alle temperature particolarmente basse dovute a un Vortice Polare che è stato insolitamente forte e compatto durante tutta la stagione invernale.
Per fortuna con l’avanzare della stagione primaverile ed un fisiologico indebolimento del Vortice Polare ci si aspetta una chiusure di tale buco dell’ozono entro la fine di Aprile 2020.

La notizia ha preoccupato il mondo scientifico in quanto una permanenza di tele buco dell’ozono, soprattutto in stagione primaverile avanzata, consente l’ingresso di radiazione UV a pieno spettro molto pericolosa per la salute quando l’esposizione solare della pelle diventa lunga e persistente, come accade sulle spiagge o in certi lavori all’aria aperta.